| Nani e ballerine |
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| Scritto da Vittorio Delmoro | |||||
| lunedì 18 gennaio 2010 | |||||
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Sugli
articoli di stampa Craxi e il suo tempo vengo spesso affiancati da
un’espressione : i nani e le ballerine, facendo riferimento
all’ampia corte di cui il noto socialista amava circondarsi in
quella che al tempo fu definita la Milano da bere.
Sulle
ballerine non mi sono mai soffermato con curiosità; l’appellativo
generalizzava le numerose fanciulle (antenate delle veline) che si
vedevano spesso in TV, che divenivano protagoniste di film di corta
storia, che le illazioni di allora trasformavano velocemente in
amanti del capo.
I
nani invece mi sembravano una metafora, un dispregiativo usato dalla
stampa ostile per denigrare tutti i faccendieri, i portatori d’acqua,
i servi che si davano un gran da fare attorno all’ascesa politica
del loro leader.
E
invece mi sbagliavo, lo capisco solo molti anni dopo, complice il
ricordo di Bettino Craxi a dieci anni dalla morte, ad Amameth, in
terra straniera, da esiliato (dicono), in effetti da latitante.
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