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Soldi dei genitori per il funzionamento delle Scuole PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Delmoro   
mercoledì 27 gennaio 2010

soldi-euro.jpgC’era una volta… il contributo dei genitori. Quando iniziò la sua storia l’Istituto Comprensivo, vale a dire l’unione di tutta la scuola di base di un territorio sotto un’unica dirigenza (circa dieci anni fa), la pratica di chiedere all’inizio di ogni anno un contributo volontario alle famiglie degli alunni era già in vigore da tempo, segno che le finanze già allora erano insufficienti a mandare avanti la scuola e le sue attività.

Quei soldi avevano una finalità duplice : in parte erano dovuti (anche se volontari) per l’assicurazione degli alunni e per pagare le fotocopie di cui si faceva indispensabile uso, in parte servivano a comprare scuola per scuola beni di prima ed occasionale necessità (materiale di consumo per i laboratori).
Ricordo la battaglia che fu necessaria per convincere l’allora dirigente e il Consiglio del mio Istituto a non far lievitare di anno in anno tale contributo e anzi di ridurlo al minimo, aggiungendo una rendicontazione ad ogni fine d’anno per comunicare alle famiglie come i loro soldi erano stati spesi.

In questi dieci anni si deve proprio a quel contributo volontario se le scuole hanno potuto offrire agli alunni le attività laboratoriali e progettuali che hanno ampliato ed arricchito l’offerta formativa, che hanno permesso la formazione di personalità più complete, che hanno mantenuto l’attaccamento e l’interesse per la scuola e la formazione dei giovani.
Ultimamente poi anche gli Enti Locali hanno aderito alle richieste provenienti dalle scuole contribuendo, con un versamento proporzionale al numero degli alunni residenti, a garantire una ricca offerta formativa.

Ma con l’ingresso dell’istruzione nell’era gelminiana tutto questo si sta corrompendo.
Quel contributo volontario versato dalla stragrande maggioranza delle famiglie (magari mugugnando perché pagare una scuola che secondo la Costituzione dovrebbe essere gratuita non fa mai piacere), con la consapevolezza delle sue finalità e della positiva ricaduta sui loro figli, si sta trasformando in un’odiosa tassa imposta dal governo, l’ennesima.
I fatti stanno così.

Già lo scorso anno 2008-2009 il Ministero dell’Istruzione retto da Gelmini non versò neppure un euro per le spese di funzionamento delle scuole (le spese per comprare il materiale di consumo o le attrezzature didattiche), anche se la voce compare sui bilanci ufficiali ed è sostanzialmente un obbligo del governo che deve provvedere appunto al funzionamento delle scuole.
Ad esempio : se si guasta il televisore, si ripara (o riacquista) coi soldi di quel fondo; se i soldi non ci sono, non s’usa più il televisore.

Non solo : sempre lo scorso anno quasi tutte le scuole sono andate in rosso perché non avevano più soldi per pagare i supplenti; altro obbligo non rispettato dal governo, che ha fatto salire il debito con le scuole ad oltre un miliardo di euro.

Quest’anno la situazione non è migliorata, anzi!
Una Nota ministeriale dello scorso dicembre interviene proprio su quel contributo volontario richiesto alle famiglie : le scuole potranno (dovranno!) utilizzarlo anche per pagare i supplenti e chiudere il bilancio in pareggio.

Non so se avete capito bene la giravolta.
Io governo decido di spendere meno soldi per l’istruzione e taglio tutto quel che riesco a tagliare, poi però, siccome le scuole bisogna comunque farle funzionare seppure al minimo, chiedo alle famiglie di contribuire alle spese.
È il primo passo verso la privatizzazione e la differenziazione territoriale.
Il governo non solo si fa pagare un servizio che dovrebbe essere garantito ad ogni cittadino, come fosse invece a domanda individuale (acqua, elettricità, riscaldamento); ma favorisce la nascita di scuole ricche (dove le famiglie potranno pagare di più) e scuole povere dove verrà garantito solo un funzionamento al ribasso.

Qualche giorno fa ho letto in rete la risposta di una mamma, rappresentante in un Consiglio di classe, alle contestazioni di chi si opponeva al versamento di una quota per riparare il televisore (100 euro) : dovrebbe essere compito della scuola, cioè del Ministero, cioè del governo, provvedere; ma siccome non lo fa, io non voglio privare la classe di mio figlio della possibilità di utilizzare questo strumento per tutto l’anno e dunque chiedo ai genitori di contribuire.

Ecco, siamo a questo punto : vuoi che tuo figlio a scuola veda un documentario? Paga la TV; vuoi che ascolti musica? Compragli i cd; Vuoi che faccia uno spettacolo? Pagagli l’animatore, i materiali, l’affitto della struttura e pure i fiori per le maestre.
Non sto esagerando : sta già avvenendo, anzi è già avvenuto e ne ho le prove.

Commenti o Domande
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KYRA - private IP:93.65.129.xxx | 2010-03-05 17:47:17
tutto ciò fa parte di un piano ben preciso : mettere in ginocchio la scuola pubblica.
cui prodest? alla scuola privata, quasi tutte gestite da religiosi foraggiati dallo stato ( da tutti, quindi anche da me che sono atea) , non dimentichiamoci l'ici non pagata, le vagonate di soldi che in cainano rovescia addosso alla chiesa per farsi assolvere e rieleggere alle prossime elezioni.
ecco a cosa serve l'impoverimento della scuola pubblica: ad elevare barriere di classe sociale e a ingrassare la chiesa (come se ne avesse bisogno)
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