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Prima i soldi... poi tutto il resto PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Delmoro   
martedì 23 febbraio 2010

scuola2.jpgC’è sempre chi fa da apripista, magari in buona fede e senza intenzioni ideologiche. Poi, quando altri seguiranno in massa, nessuno si ricorderà più di come è iniziata.

Quando invece l’atto iniziale è noto, esso diventa un simbolo indelebile e segna la storia di qualunque cambiamento; così fu per la donna nera che si rifiutò di cedere il proprio posto a sedere sull’autobus e pure per il Mario Chiesa primo arrestato in flagrante che diede l’avvio a tangentopoli.
Allora il ladruncolo si difese affermando che così facevano tutti, oggi il suo epigono milanese si difende dicendo che la mazzetta lui non l’aveva chiesta, la stava prendendo per costrizione.
Così va il mondo oggi, perché stupirsene?

Perché stupirsi dunque del primo preside italiano (a quel che se ne sa) che sollecita i genitori degli alunni delle sue scuole milanesi (Istituto Comprensivo Statale Sant’Ambrogio) ad offrirsi volontari per tutta una serie di incombenze?
Non si tratta più solo di chiedere i soldi ai genitori, della cui pratica s’è perso purtroppo l’atto d’inizio, ma di rimboccarsi le maniche per far diventare le scuole come vere e proprie case private.
Le richieste del preside (tal Cataldo Domina) spaziano infatti dai lavori di tinteggiatura, alle piccole opere edili, dalla sistemazione e manutenzione di impianti elettrici e idraulici, al facchinaggio e trasporto di suppellettili, dal pronto intervento alla organizzazione e conduzione di feste, perfino i lavori di segreteria e amministrazione.
Ne manca solo uno, come ha rilevato un genitore, quello di direzione.

Il giornalista che ne dà notizia (Corriere della Sera) invece se ne stupisce e più ancora i genitori destinatari della circolare, che rispondono a brutto muso con una lettera all’Ufficio Scolastico Provinciale.
Ma fanno male : sarà sempre peggio.
Noi del mondo della scuola stiamo sperimentando questa deriva da alcuni anni, nonostante l’accelerazione impressa di recente dal ministro tagliatutto Gelmini e, come sta già succedendo coi soldi chiesti volontariamente alle famiglie, che potranno essere utilizzati per pagare i supplenti, presto vedremo frotte di genitori che, sempre volontariamente, cominceranno ad effettuare lavori domestici nelle scuole dei propri figli.

Già mi pare di sentirlo, il ministro Gelmini, che punzecchiato da un servizio mediatico sul tipo di quello andato in onda su RAI 3 domenica 14 febbraio (Presa Diretta : La scuola fallita), risponde con la solita verve puntuta e impipita che questo afflato dei genitori è un chiaro segno di affezione nei confronti della scuola pubblica, che la preoccupazione dei genitori per gli ambienti e le strutture in cui i loro figli trascorrono parte della giornata dimostra che la comunità educante non è solo un concetto pedagogico, ma si realizza nel concreto delle opere.

E come darle torto!
Una comunità di persone, genitori figli insegnanti e dirigente, che si ritrovano a cooperare per mantenere dignitoso l’ambiente educativo e il servizio scolastico di un territorio costituisce un esempio di civiltà e la traduzione del diritto di cittadinanza. Ma…

Sì, perché in quest’andazzo si dimentica la cosa principale : questo servizio, l’offerta di un’istruzione adeguata alle giovani generazioni, è compito dello Stato, sancito dalla Costituzione Repubblicana e per di più interamente gratuito per tutta la durata dell’obbligo.

Non si tratta dunque, nel caso dell’intervento volontario dei genitori, di un servizio offerto alla scuola IN PIU’, bensì di un servizio SOSTITUTIVO; in altre parole si chiede ai genitori di fare quello che lo Stato non fa più, disonorando gli obblighi che la Costituzione gli assegna.

Per quanto mi riguarda faccio dunque un plauso a quei genitori che volontariamente e senza richieste istituzionali si offrono per rendere la scuola sempre più accogliente e funzionale, ma chiedo a quegli stessi genitori non solo di respingere con sdegno richieste simili a quelle dell’ineffabile dirigente milanese, ma di rivoltarsi contro un governo che fa strame della Costituzione solo perché investito da un consenso popolare.

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Ultimo aggiornamento ( martedì 23 febbraio 2010 )
 
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