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Anche Obama per il ritorno al nucleare! PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Montanari   
domenica 21 febbraio 2010

obama_ammonisce.jpgObama ha annunciato la costruzione di due centrali nucleari, da realizzare nei prossimi sette-otto anni. Negli Stati Uniti non se ne costruiscono da circa trent'anni.

Nell'annunciare il ritorno del nucleare il presidente americano ha affermato: “Per molto tempo si è creduto che chi si batte per l'ambiente debba essere contrario al nucleare ma è un controsenso: il nucleare è la nostra unica fonte di energia pulita”.
Questa decisione chiaramente mette in cattiva luce chi, anche in Italia, cerca di dissuadere da un ritorno all'energia nucleare. Già si sente dire: “Anche il 'vostro' Obama è per il nucleare...”. Difatti la decisione delude particolarmente almeno chi, come me, aveva sperato in una politica più “rivoluzionaria” da parte dell'attuale presidente degli Stati Uniti

Proviamo quindi per l'ennesima volta a riepilogare i motivi perché non ha assolutamente senso riprendere un programma nucleare, soprattutto in Italia:


  • Obama non dice che il nucleare è conveniente economicamente (il costo del chilowattora nucleare è sempre superiore alle altre fonti e l'esperienza insegna invece che in ogni caso i costi dei reattori nucleari aumentano radicalmente in corso d'opera). Difatti Obama si è impegnato a intervenire nella realizzazione delle due nuove centrali nucleari con un finanziamento pubblico. Ciò significa che il mercato da solo non ritiene economicamente conveniente investire in questo settore.

  • Obama non dice nemmeno che l'uranio è una fonte limitata e insufficiente a soddisfare una domanda globale massiccia. Sappiamo infatti che l'uranio, stando alle stime di consumo attuale, potrà essere disponibile per un massimo di 35 anni.

  • Obama tace anche riguardo a una tipologia energetica, quella nucleare, localizzata in grandi impianti, molto costosi e vulnerabili dato che potrebbero essere oggetto di imprevedibili atti terroristici o eventi sismici. Come scrive Carlo Rubbia: “l'energia nucleare rappresenta probabilità infinitamente piccole di causare disastri infinitamente grandi”. Siamo consci di correre questo rischio? Non sarebbe più opportuno investire le somme di denaro nelle fonti rinnovabili con impianti diffusi sul territorio, piccoli e tecnologicamente semplici, per non parlare delle forme di risparmio energetico, localizzate ovunque per definizione?

  • E' opportuno ragionare anche sulla questione occupazionale. In fase di costruzione il nucleare prevede un impiego di millecinquecento operai, in fase di funzionamento invece circa 850. La costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti energetici «dolci» può invece richiedere, al crescere della loro diffusione sul territorio e alla conseguente diminuzione dei costi, fino a centinaia di migliaia di lavoratori qualificati. Quest'ultimo punto vale soprattutto per l'Italia che ha nel suo territorio prevalentemente industrie di piccole e medie dimensioni che, con la scelta delle energie alternative rispetto al nucleare, ne trarrebbero indubbiamente grandi benefici.


Al di là di queste osservazioni, credo che la scelta di Obama sia invece una scelta strategica che ha l'obiettivo prioritario di mantenere la leadership tecnologica e la posizione egemonica degli Stati Uniti nei confronti dei paesi emergenti del mondo globalizzato. La Cina difatti sembra sempre di più una superpotenza e la Russia sta progressivamente rialzando la testa.
Non dimentichiamoci che le centrali nucleari sono nate in stretta simbiosi con le armi nucleari. Lo sviluppo dell'industria dei reattori nucleari è frutto di una pluridecennale sinergia fra il settore militare e quello civile. Ciò significa che uno sviluppo di questa tipologia di industria non si può inventare dal nulla.
Se l'Italia deciderà di intraprendere questa strada sarà comunque condannata ad acquistare i reattori nucleari all'estero, da chi li ha sempre costruiti.
Questo non è vero per l'industria degli impianti per la produzione delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, che siamo ancora in tempo a sviluppare in competizione seria con i paesi che hanno già imboccata questa via, purché la scelta di una nuova politica energetica sia fatta subito e con ingenti investimenti in risorse umane e tecnologiche.

Per maggiori informazioni rimando al dossier preparato nel 2008

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