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Campagna Palestina Solidarietà PDF Stampa E-mail
Scritto da Campagna Palestina Solidarietà   
lunedì 09 luglio 2007

 Il Patto Associativo tra gruppi e singoli che si riconosce nella sigla, a cui verranno sempre aggiunte le sigle dei gruppi che collaborano alle iniziative, "CAMPAGNA PALESTINA SOLIDARIETA'" comprende i seguenti principi politici e strategici, che ispirano l' azione a sostegno del popolo e della causa palestinesi, per una pace giusta e duratura in Medio Oriente e per uno sviluppo equo e sostenibile del popolo palestinese:

 

 

 

  1. Il riconoscimento del diritto dei palestinesi ad uno Stato Palestinese sovrano con capitale Gerusalemme Est, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite.
  2. Il riconoscimento del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite.
  3. La condanna della costruzione del muro sul confine e dentro i territori palestinesi così come il riconosciuto dalla Corte di Giustizia Internazionale.
  4. Il riconoscimento del diritto dei palestinesi a lottare, contro l' occupazione militare israeliana, utilizzando tutte le forme di lotta  riconosciute dai i principi del diritto internazionale.
  5. L'impegno a favorire il confronto ed il dialogo tra la società palestinese e la società israeliana attraverso associazioni e gruppi che lavorano insieme contro l'occupazione. In questo ambito una particolare attenzione verrà data a chi opera privilegiando la non-violenza come metodo di lotta.
  

Il patto associativo si concretizza nelle seguenti azioni:

·        Iniziative di informazione e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla situazione del popolo palestinese e sulle problematiche connesse all' occupazione.

·        Progetti di  solidarietà concreta a favore dei progetti di cooperazione in Palestina.

 

 

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Gruppo Fuoritempo – San Michele al fiume
Resistenza Solidale
– Pesaro
Ya Basta!
– Marche
Seguono adesioni individuali

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Commenti o Domande
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gaspare - Finalmente! IP:84.222.69.xxx | 2007-11-30 20:58:51
Avete tolto tutto lo spam dai commenti!
vittorio - e il riconoscimento ? IP:88.149.245.xxx | 2008-03-07 11:21:54
Manca la richiesta del riconoscimento dello stato di Israele da parte di tutti. Senza l'inclusione di questa elementare norma di convivenza pacifica, c'è solo la guerra, ed a quanto pare i palestinesi (mantenuti dai nostri soldi)che di guerre ne hanno fomentato una decina, tutte rigorosamente perse, vogliono continuare su questa strada. Auguri.
leandro - riconoscere l'oppressore IP:84.221.56.xxx | 2008-03-12 01:07:10
ciao vittorio

Cosa vuoi dire quando scrivi "mantenuti con i nostri soldi" ?
L'Onu ha creato un' agenzia per i rifugiati palestinesi che dal 1948 (!!) vivono nei campi profughi e varie istituzioni internazionali sostengono l'Autorità Nazionale Palestinese.
Questo perchè innumerevoli risoluzioni internazionali riconoscono che i palestinesi sono vittime di un oppressione chiamata ESPULSIONE e OCCUPAZIONE.

Cosa vuoi dire con riconoscimento di Israele?
Con gli accordi di Oslo i palestinesi hanno riconosciuto lo stato di Israele. Esiste un piano (Piano Saudita) dei paesi arabi, rifiutato da Israele, che prevede normali relazioni internazionalitra i paesi dell'area in cambio della fine dell'occupazione dei territori del 1967.

Non si contano più le condanne della comunità internazionale alla continua colonizzazione israeliana di Gerusalemme Est e della Cisgiordania, i coloni israeliani in queste aree sono passati da 150.000 a 500.000 in meno di 10 anni,
allora ti chiedo di cosa parliamo quando parliamo di convivenza pacifica ?

Per te la convivenza pacifica a qualcosa a che fare con la giustizia ?
I palestinesi, più che fomentare, sono stati coinvolti in vari conflitti, spesso la loro leadership ha fatto gravi
errori, questo li rende non degni di una vita normale ?

Oppresso e oppressore, prova a leggere la storia tenendo conto di queste due parole...
marco - per Leandro IP:87.8.83.xxx | 2010-08-07 12:19:01
Scusa Leandro, l'Onu ha costituito solo per i profughi palestinesi un'agenzia apposita come se fossero gli unici profughi al mondo a meritare una amministrazione burocratica a parte. La questione dei profughi per tutti i popoli "normali" viene gestita dall'alto commissariato dei rifugiati, che bisogno c'era di creare l'Unrwa se non per motivi ideologici?
C'è da capire come mai in tutto il mondo l'alto commissariato dei rifugiati definisce come profughi chi è stato cacciato e non i suoi discendenti mentre per i palestinesi questa regola non vale. Sembra che siano l'unico popolo che con il passare del tempo moltiplichi i propri profughi invece di diminuire (come sarebbe logico che fosse).
C'è da chiedersi come mai assieme ai profughi palestinesi dopo il 48 sono stati cacciati dalle proprie abitazioni 600.000 ebrei dai vari paesi arabi ma di cui nessuno parla. Forse perchè hanno trovato paesi disposti ad accoglierli mentre i profughi palestinesi hanno trovato paesi arabi che si rifiutano categoricamente di aiutarli e nel migliore dei casi gli sparano a vista?
Inoltre l'Unrwa pubblica i propri bilanci e i propri introiti e guarda chi contribuisce al suo mantenimento, è il contribuente europeo e quello americano, gli stati arabi sborsano solo spiccioli, pertanto Vittorio ha ragione.
Inoltre sul riconoscimento di israele uno sguardo allo statuto di Hamas sarebbe opportuno.
Insomma manca davvero una misurata ripartizione delle responsabilità.
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